Nel terremoto del Friuli, pochi lo sanno, ma la gran parte dei fondi per la ricostruzione furono affidati dal patron delle “Sette Sorelle” all’Associazione Nazionale Alpini. In accordo con i politici locali questi quattrini (ventidue milioni di dollari dell’epoca) furono messi a frutto e i risultati si vedono eccome.
In Abruzzo, sebbene il Governo e la Protezione Civile fino ad ora hanno agito bene, le cose rischiano di prendere una piega non bella: ritengo che gestire la ricostruzione dai vertici alti dello Stato sia un errore che porterà non pochi sprechi!
La ricostruzione andrebbe strutturata a cono rovesciato come in Friuli e le iniziative ad esse legate andrebbero seguite da un ente veramente sopra ogni bencheminimo sospetto e che abbia la forza morale e numerica per sovraintendere ai lavori (non esiste solo l’A.N.A.).
Tuttavia, mi auguro che l’analisi risulti peregrina e in tal senso un elemento che può far ben sperare esiste eccome: l’orgoglio e la voglia di fare del Popolo Abruzzese. Popolo simile se non uguale a quello Friulano.
“A oggi otto”, miei appassionati lettori.

Giugno 3, 2009 alle 21:46 |
In teoria dovrebbe essere uguale, con gli stessi soldi si devono fare le stesse cose
Giugno 4, 2009 alle 17:42 |
E no. La pratica che stiamo verificando anche come intervento finanziario A.N.A. è ben diversa: qui decide il Dipartimento di Protezione Civile e a differenza del Friuli gli interventi non possono avere inizio senza il via di ingegneri, tecnici e chi più ne ha più ne metta.
Da un certo punto di vista potrebbe anche andare, ma va da se che più grande è la struttura e più soldi finiscono in carte.
“Mandi” e stammi bene.